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Chi si trovi a passeggiare, da solo o in compagnia, sulla via Roma di Bormio, vero cuore pulsante del paese, con i suoi bar, i negozi e i ristoranti, lo faccia con passo leggero. Forse non sa che sotto i suoi piedi riposa, in decine e decine di grandi botti di rovere, l'Amaro Braulio, che proprio a Bormio è nato 130 anni fa e che ancora vi viene prodotto con le stesse cure e lo stesso amore di allora. Chi transita per Bormio può ancora oggi degustarlo sostando nella tipica stua che dà su via Roma, accanto alla farmacia dove, nel 1875, l'Amaro Braulio è nato. Imparerà ad apprezzarlo in estate e in inverno, fresco o riscaldato alla fiamma, a seconda della stagione e del proprio gusto personale. Il nome Braulio identifica un monte, il torrente che da esso si origina e la valle percorsa da quest'ultimo, affluente dell'Adda. Dal 1875, Braulio è anche il nome dell'amaro che il dottor Francesco Peloni, farmacista in Bormio, iniziò a trarre dall'infusione di piante ed erbe salutari che crescono proprio sulle pendici del monte. Per la valle del Braulio passa la strada lunga 20 chilometri che, superando 20 tornanti, porta al valico dello Stelvio, il passo carrozzabile più alto d'Europa (mt. 2760 s.l.m.). Frutto di un'idea concepita sotto il dominio napoleonico, ma progettata successivamente dall'ingegnere italiano Carlo Donegani, su commissione del governo austriaco, l'arditissima rotabile fu inaugurata nel 1825. _______________________________________________ L'origine del nome di Bormio non è sicura ma, quali che siano le sue possibili radici, tutti gli etimi si ricollegano alla presenza delle acque termali. Per questo, nell'ipotesi che i primi abitatori dell'alta valle (e quindi i fondatori di Bormio) vi siano arrivati da nord e fossero perciò di stirpe germanica, sembra proprio che Bormio derivi da "warm" o "worm", caldo, come le acque curative che sgorgano dalle sette sorgenti che si trovano nei pressi dell'antico centro. L'Amaro Braulio prende nome da uno dei monti che fanno corona alla conca di Bormio: sulle sue pendici si raccoglie infatti gran parte delle erbe, dei fiori, delle radici e delle bacche che sono utilizzate per la produzione di questa bevanda salutare. Le origini dell'Amaro Braulio sono quindi strettamente legate alla sua terra. D'altra parte, anche lo studio e la conoscenza delle erbe e delle piante, delle loro proprietà benefiche e del loro gusto, hanno radici lontane. La viticoltura in Valtellina ha alle spalle un'antichissima tradizione: già Virgilio faceva riferimento in una sua opera alla "retica vite", mentre Leonardo da Vinci definiva i vini di Valtellina "potenti e assi". Dalla lavorazione delle vinacce Peloni ottiene molti dei suoi distillati di maggior pregio. Ancora oggi, dopo 127 anni l'Amaro Braulio è rimasto fedele alla ricetta originale e al suo tradizionale metodo di produzione, ma il fatto che le erbe siano in buona parte spontanee - oltre a limitare la quantità della produzione - fa di questo amaro un prodotto vivo, in sintonia con la natura, diverso tutti gli anni ma tutti gli anni uguale, per qualità, gusto e proprietà benefiche. Oggi la tradizione di famiglia continua con una gamma di prodotti sempre più ampia, ma sempre fedele alla passione per la genuinità delle erbe e dei fiori di montagna. |